Professione animatore, dal villaggio alla tv Dopo 50 anni cambia la figura degli intrattenitori.

Fiorello: partendo da qui sono diventato famoso. Scherzi, giochi e baci: "Ventiquattr' ore a far sorridere" Professione animatore, dal villaggio alla tv Dopo 50 anni cambia la figura degli intrattenitori. Fiorello: partendo da qui sono diventato famoso MILANO - Correva l' anno 1952 e nel Club Med di Alcudìa (Baleari), primo villaggio al mondo, si aggiravano strani personaggi muniti di camicioni a fiori, pareo e bandane. Si facevano chiamare «go», «gentil organisateur» e il loro compito, eseguito con ammirevole costanza, era sfoggiare larghi sorrisi stampati sul volto abbronzato. A 50 anni di distanza, l' unica cosa che è rimasta immutata è il sorriso. Perché gli animatori dei villaggi turistici sono cresciuti e quello che era un mestiere improvvisato, e spesso solo un modo alternativo di passare l' estate, è diventato un lavoro vero da professionisti. Chi comincia da animatore spesso fa carriera, diventa capo villaggio o va a occupare posti importanti negli uffici. E sono sempre di più i passaggi nel mondo dello spettacolo, come dimostrano i casi di Fiorello, ma anche di Teo Mammucari, approdato in tv a «Libero», e della «jena» Peppe Quintale. I «missionari del benessere», come si autodefinivano i creatori dei primi villaggi, hanno costruito un mondo parallelo, con perline colorate al posto dei soldi e «tu» obbligatorio al posto del lei. «Un mondo nel quale sono entrato nel 1972 a dodici anni - racconta Fiorello, impegnato in questi giorni nello spettacolo in teatro «Stasera pago io» - scavalcando le reti del villaggio di Brucoli. L' obiettivo era guardare le ragazze in topless: allora si trovavano solo nei villaggi». Crescendo, il sogno è diventato realtà e il divertimento lavoro. Fiorello, che allora faceva il deejay a Radio Marte Agusta, comincia a lavorare al villaggio Valtur di Brucoli, in provincia di Catania: «Prima come aiuto cuoco, poi come capoanimatore, che è un po' il braccio destro del capo villaggio. In realtà quando lavori in un villaggio devi imparare a fare di tutto. E impari davvero». Fiorello impara così bene che fa il gran salto dal villaggio alla tv: «Se ci sono riuscito e se sono in grado di fare un tour in teatro come quello che sto facendo adesso, lo devo all' esperienza che ho fatto da animatore: dove lo trovi un palcoscenico dove esibirti tutte le sere? Un posto dove ogni momento ti capita un inconveniente e sei costretto a inventarti qualcosa, a improvvisare?». Con Fiorello, in quegli anni, a girare il mondo c' era anche Teo Mammucari, giunto poi alla notorietà televisiva con il programma «Libero», basato proprio sul dialogo con il pubblico e sull' improvvisazione. In scia, anche Peppe Quintale, esempio di come si può fare carriera: comincia come animatore Valtur nell' 86, nel ' 91 è capo villaggio e poi, prima di arrivare sul piccolo schermo, diventa il responsabile a Roma dell' animazione di tutti i villaggi Valtur, compresi reclutamento, selezione, formazione e creazione degli spettacoli. Ed è questa, la carriera interna, l' altra strada possibile per un animatore, come spiega Carlo Bellomo, direttore delle risorse umane della Valtur: «Anch' io sono stato animatore, ma un tempo era diverso. C' era più spontaneità e meno preparazione. Ora gli animatori sono sempre gli specialisti del sorriso, ma hanno anche una cultura che spesso li porta a diventare organizzatori e manager». Francesca Cova, responsabile animazione di contatto dei Viaggi del Ventaglio, conferma: «Sono importanti, anche se non indispensabili, conoscenza delle lingue, titoli di studio e versatilità». Ogni giorno, da ottobre a febbraio, i Viaggi del Ventaglio esaminano quaranta candidati. «E allora se ne vedono delle belle. Perché spesso prevale lo stereotipo del pagliaccio. C' è chi arriva e comincia a urlare, gesticolare, a raccontare barzellette. Ecco, questi li scartiamo subito. Perché anche i clienti sono cambiati e non si aspettano più qualcuno che li faccia divertire ad ogni costo, che si metta il naso finto. Cercano persone disponibili, cordiali, che siano anche in grado di insegnare canoa e danza». Un lavoro duro, contrariamente a quanto si tende a credere, senza orari e con poche regole. Anche se il divertimento, insieme alla fatica, non manca: «Non è tanto questione di sesso - spiega Fiorello - anche se non sono San Giuseppe. A me è sempre piaciuto il contatto con le persone. E lì si conosce gente di tutti i tipi. Per dirne una, ricordo quella volta che Luciano De Crescenzo arrivò con una ragazza di 19 anni, bellissima. Faceva girare la testa a tutto il villaggio e quel diavolo di Lucianone ne era proprio fiero. Lei si chiamava Moana Pozzi e ancora non faceva la pornostar. Al. T. LA GIORNATA NEL CLUB Scherzi, giochi e baci: «Ventiquattr' ore a far sorridere» DONORATICO (Livorno) - Fa alzare con una scusa il monsieur di mezza età che gli sorride un po' perplesso e con un finto inchino si prostra sulle grazie della di lui madame, che mostra di non disprezzare affatto la distanza ravvicinata. Finge di baciare sulla guancia una ragazza e poi, fulmineamente, vira la mascella di novanta gradi, dirigendo decisamente le sue labbra verso quelle dell' incolpevole vittima. Poi apostrofa con gestacci e parole irriferibili un francese di passaggio che, non si capisce perché, la prende sul ridere. Infine lancia un «lalalalà» a una coppia di anziani che fa l' errore di passargli davanti mano nella mano e che, colta sul fatto, sembra imbarazzata come due quindicenni sorpresi dietro un cespuglio. «Et voilà», si inchina Giorgio, 24 anni, in arte «Skizzo» (e si capisce il perché del nome). Di professione fa il «go», il «gentil organisateur», ovvero l' animatore turistico, ed è in «vacanza» da una vita. Questa è solo un' esibizione mattutina, giusto per scaldarsi un po' . Ma la giornata è lunga. Sono le nove di mattina, il club Med di Donoratico (Livorno) - mille villeggianti, metà dei quali francesi - si è appena svegliato e Skizzo gli dà il buongiorno a modo suo. MATTINA - Su il cappello. Risate. Giù il cappello. Risate. Certo, non è un cappello qualunque, è un berretto nero da pirata. Resta il fatto che i turisti da spiaggia hanno il buonumore facile. «Attenzione, però - spiega Skizzo -. Non è sempre così facile. Oggi ho fatto un' eccezione e mi sono messo questo costumino a righe anni ' 30, solo per farmi un po' notare. Ma il vero animatore non si veste come un pagliaccio: riesce a far sorridere o ridere vestito come gli altri, con uno sguardo, una battuta o un gesto». E' quello che fa Skizzo nel «passaggio», attività mattutina che consiste semplicemente nell' aggirarsi tra i turisti, «con discrezione». POMERIGGIO - Pausa pranzo, con ingresso rumoroso nel ristorante del villaggio («buon appetito a tuttiiii!»), poi è il momento del relax. Per gli altri. Di fronte alla piscina, tra i tavolini, Skizzo si aggira con un microfono in mano. Parte la musica dall' altoparlante ed è un coro di voci. «Police» dice qualcuno. «Quasi» risponde Skizzo», in versione imbonitore tv. Alla fine vince una signora bionda in pareo. Erano i Rem. «Un caffè gratis per la mia amica», urla Skizzo al barista, strizzando l' occhio alla bionda. Si va avanti così una mezz' oretta, poi anche per lui arriva la pausa caffè. «Ma non si finisce mai di lavorare - racconta -. In qualunque momento della giornata in ogni posto del villaggio sono sempre io, Skizzo, in servizio permanente attivo». E infatti non c' è tregua. Un «buongiorno» non si nega a nessuno, anche durante le pause. Alle 14.30, Trivial Pursuit, in coppia con il collega francese, poi ancora «passaggi» a ripetizione. SERA - Comincia la serata. Sono le 19 e il bar è già affollatissimo. Skizzo è in gran forma, scherza, ride, ammicca e spiega la sua particolare filosofia di animatore. «Ogni cliente è diverso da un altro. Alcuni amano essere coinvolti, altri vogliono essere lasciati in pace. Ad alcuni piacciono le lusinghe, ad altri gli insulti, con moderazione s' intende». Segue dimostrazione pratica: passa un francese sorridente e gli urla «Skizzò! Comment ça va?». «Très bien, mon pédé». Che non è esattamente un complimento. Risate. «Certo - commenta - se glielo avessi detto fuori, probabilmente mi avrebbe riempito la faccia, ma qui si può tutto o quasi». Proibito baciare i bambini, per esempio. «Di questi tempi, il sospetto è in agguato». E proibito chiedere ai clienti che lavoro fanno. «Vengono qui per dimenticare, non per sentirsi chiedere cosa fanno a casa. E io li accontento». Il codice di Skizzo non prevede particolari regole formali: orecchino, sigaretta, parolacce, tutto quello che è normalmente vietato agli animatori a lui è consentito. «Solo a me, però, perché ho questo ruolo un po' strano - spiega -. I clienti lo sanno e apprezzano». NOTTE - Ore 21.30, anfiteatro del villaggio, è il momento dello spettacolo dal vivo. Sul palco si canta una straziante «Vivo per lei». Gli animatori ci sono tutti. Non è un obbligo, ma è «consigliato». «Qui si lavora e ci si diverte a tempo pieno» spiega il capo villaggio, Roberto Micciulli. Conferma Jessica, animatrice dei miniclub, in prima fila sul palco. E conferma Skizzo, per l' occasione in versione da donna con parrucca bionda: «L' orario sarebbe di 35 ore alla settimana, ma se vieni in un villaggio sai cosa ti aspetta: questo non è un lavoro come un altro». E allora, dopo i balletti del «Crazy sign», c' è da seguire lo spettacolo in anfiteatro e, a ruota, lo show in piscina. E non è ancora finita. Fino, e oltre, le 2 di notte, per chi ha lo spettacolo il giorno seguente, ci sono le «ripetizioni», ovvero le prove. Alle 3 è il momento di una birra al bar. Qualche cliente notturna lo guarda, lui affonda nella Beck' s. «Sesso? Magari un' altra volta».

 

Alessandro Trocino Trocino Alessandro Pagina 20 (21 luglio 2001) - Corriere della Sera

 

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